
“I pipistrelli: un gruppo di animali che fa ampio uso dell’eco nella vita di tutti i giorni. Piccoli mammiferi rivestiti di pelo, somiglianti a topi eccetto che per le ali, prediligono le tenebre, sono completamente a loro agio nelle caverne più nere e di solito si incontrano solo nelle soffitte o nelle casette di campagna. … La sconcertante singolarità dei pipistrelli, unita alla tradizione popolare che li collega ai demoni e alle regioni infernali, rende molto difficile pensare che siano così importanti per poter scoprire cosa si può apprendere sugli oggetti per mezzo dell’eco, ma sarebbe un vero errore ignorare l’abilità raggiunta dai pipistrelli nel guidare con l’eco il loro rapido volo…. …Le prime nozioni certe sul volo dei pipistrelli risalgono al 1793, quando il brillante scienziato italiano Lazzaro Spallanzani cominciò a studiare come diversi animali si muovevano nelle tenebre. Egli trovò che le civette e altre creature notturne si servivano dei loro grandi occhi e che nel buio completo erano incapaci di muoversi. Ma quando eseguì esperimenti con i pipistrelli scoprì, con suo grande stupore, che continuavano a volare quasi perfettamente anche quando non era assolutamente possibile che ci vedessero. Non pago degli esperimenti in cui i pipistrelli volteggiavano con indifferenza nelle stanze più buie, decise alla fine di oscurare la vista di un certo numero di pipistrelli: anche così essi continuavano a volare come prima. Poiché gli interessava sapere se fossero riusciti a continuare la loro normale attività anche senza l'uso della vista, Spallanzani lasciò allora andar liberi all’aperto alcuni dei suoi pipistrelli privati della vista e li andò a ricercare quattro giorni dopo sul campanile della cattedrale di Pavia, dove li aveva catturati. Salì sulla torre campanaria al mattino presto, subito dopo l’ora in cui i pipistrelli tornano di solito da una notte di voli alla ricerca di cibo. Erano tornati!
Come tutti i pipistrelli che si trovano nei climi temperati, questi si nutrivano esclusivamente di insetti, insetti che dovevano inseguire e catturare in volo. Spallanzani prese quattro dei pipistrelli su cui aveva studiato pochi giorni prima e scoprì che il loro stomaco era pieno di insetti proprio come quelli degli altri pipistrelli che non erano stati privati della vista. Spallanzani eseguì altri esperimenti che, con quelli del biologo svizzero Charles Jurine, gli fecero concludere prima della sua morte, avvenuta nel 1799, che mentre i pipistrelli possono fare a meno degli occhi, qualunque menomazione grave dell’udito è per loro disastrosa. Quando le loro orecchie erano otturate, essi urtavano disordinatamente contro qualsiasi ostacolo incontrassero sulla loro strada. Una chiusura ermetica dei canali uditivi era sufficiente a produrre da sola un disorientamento totale: gli esperimenti di Spallanzani non lasciarono dubbi in proposito… Fece fare alcuni minuscoli tubi di ottone e li dispose nelle orecchie dei pipistrelli. Non era impresa facile negli anni intorno al 1790, poiché i condotti uditivi dei pipistrelli hanno meno di un millimetro di diametro.
Quando avevano nelle orecchie i tubicini aperti i pipistrelli continuavano a volare in modo quasi normale. Quando gli stessi tubicini erano tappati i pipistrelli erano completamente disorientati… se la chiusura era ermetica il pipistrello era perduto. Come potevano le orecchie sostituire gli occhi nel dirigere il volo del pipistrello? Nel 1800 non si vedeva alcuna possibilità di rispondere a questa domanda e le scoperte di Spallanzani furono rifiutate, messe in ridicolo e quasi completamente dimenticate. Critici da tavolino suggerirono che l’abilità dei pipistrelli nello scoprire gli oggetti a distanza e quindi nell’evitarli dipendesse da una specie di raffinato senso del tatto localizzato probabilmente nella membrana delle ali. Quello che cominciò ad essere definito “il problema del pipistrello di Spallanzani” non fu risolto che circa nella metà dell’Ottocento, dopo che il fisico G. W. Pierce ebbe costruito alla Harvard University un apparecchio elettronico per rivelare i suoni che si trovano fuori della gamma di frequenze percepibili dall’udito umano.
Appena esaminati alcuni pipistrelli con l’apparecchio di Pierce divenne chiaro che emettevano una gran quantità di suoni, che però si trovavano quasi tutti al di sopra delle frequenze che noi possiamo udire. Ulteriori esperimenti, fatti in collaborazione con Robert Galambos, dimostrarono che coprendo la bocca di un pipistrello, e impedendogli così di emettere questi suoni ad alta frequenza, si aveva lo stesso risultato ottenuto tappandogli le orecchie: entrambi i sistemi rendevano i pipistrelli del tutto incapaci di scoprire oggetti grandi o piccoli ed essi urtavano contro le pareti della stanza o contro qualunque cosa si trovasse sul loro percorso. Il loro orientamento durante il volo dipendeva insomma completamente dagli echi dei suoni ad alta frequenza che volando essi emettevano quasi continuamente. Poiché questi suoni hanno lunghezze d’onda minori e quindi frequenze più alte di quelli a cui reagiscono le nostre orecchie, la capacità dei pipistrelli di volare nell’oscurità più completa era sembrata un mistero assoluto. Appena questo semplice dato fu conosciuto, tutto apparve chiaro, almeno nelle linee generali… …Che i pipistrelli si basassero sull’udito per individuare gli ostacoli fu scoperto poi indipendentemente nel 1932 anche da uno zoologo olandese, Sven Dijkgraaf, che fece uno studio accurato su dei deboli, ma percettibili ticchettii emessi dai pipistrelli e notò come questi fossero strettamente collegati alla localizzazione degli ostacoli per mezzo dell’eco… …Chissà quante teorie correnti avranno bisogno di essere rivedute come quella del diciannovesimo secolo, secondo cui i pipistrelli si dirigevano nelle caverne buie per mezzo di un organo di tatto posto nelle ali!”
Tratto da: DONALD R. GRIFFIN “Guidandosi con l’eco” Il radar dal pipistrello all’uomo
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